venerdì 20 aprile 2018

Marinai perduti

Marinai perduti

My rating: 4 of 5 stars

I protagonisti sono tre marinai fermi con la loro nave cargo a Marsiglia. Leggendo il romanzo, però, a me sembra che siano le donne che ruotano intorno alla storia ad essere in primo piano, almeno in forma implicita.
Queste, a prescindere dal ruolo di madri, mogli, figlie o prostitute, sono rappresentate come merce ferma, immobile, tanto quanto quella sulla nave.
C'è un continuo rimando nella storia all' Odissea e alle avventure amorose di Ulisse. I protagonisti del romanzo, appartenenti a diverse culture, si ritrovano nel personaggio sempre insoddisfatto ma, a differenza dell'eroe, sono incapaci di raggiungere alla fine una condizione di equilibrio emotivo. Le donne, appunto, non hanno rilievo se non narrativo, ci sono ma non influenzano gli eventi, li subiscono. Questo comporta il tracollo di tutti i rapporti.

In postfazione l'autore dice che, quella delle navi ferme nei porti per fallimenti degli armatori è una condizione abbastanza frequente. Gli equipaggi sono in balia degli eventi, mantenuti dalla solidarietà delle associazioni, ai quali manca il mare, che è il loro ambiente naturale, ma anche le sicurezze della terraferma. Uomini e rispettive donne senza coordinate fisiche e affettive certe.

sabato 14 aprile 2018

Breve storia di chiunque sia mai vissuto: Il racconto dei nostri geni

Breve storia di chiunque sia mai vissuto: Il racconto dei nostri geni

My rating: 5 of 5 stars

Favoloso.
La memoria storica dell'umanità è raccolta più nei nostri geni che nelle ricostruzioni in cui il ricordo non riesce nemmeno a dare oggettività ai fatti più recenti.
Certo, si parla di come ormai la nostra specie sia diventata un miscuglio in cui, tutti hanno qualcosa di tutti.
Biologicamente le razze non esistono e il genoma faticosamente, perché è una struttura estremamente complessa e ancora ricca di misteri nelle sue funzioni, svela piano piano chi siamo, da dove veniamo e verso dove stiamo andando.

Il testo si addentra anche in questioni tecniche in cui si presentano procedure di studio del DNA (passato e presente) e dei suoi componenti, i geni, a volte espliciti negli obiettivi fenotipici o genotipici, più spesso ancora non conosciuti nella loro effettiva mansione. Un mondo che ha appena iniziato a svelare le proprie dinamiche. Dinamiche che scongiurano il determinismo biologico perché siamo stati e saremo sempre un'integrazione tra i nostri processi fisiologici, l'ambiente e l'educazione, in un fluire evolutivo continuo.
Questi sono concetti che si conoscono, ma l'autore ne dà ampia giustificazione in termini scientifici.

Consiglio caldamente la lettura a tutti quanti vogliano scendere nella profondità del micro per consolidare le proprie convinzioni o abbandonare definitivamente certe teorie ormai falsificate da prove così evidenti.


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martedì 3 aprile 2018

L'età della frammentazione: Cultura del libro e scuola digitale

L'età della frammentazione: Cultura del libro e scuola digitale

My rating: 3 of 5 stars

Di questo libro apprezzo l'analisi che fa l'autore sulla inadeguatezza dei testi scolastici così come sono proposti per la didattica attuale. Interessante anche il percorso storico e il dibattito che nel tempo si è sviluppato sulla necessità di superare il concetto di unicità e standardizzazione del testo scolastico, per un approccio più ampio ai contenuti, attingendo a più fonti.

Scorrendo il testo, però, ci sono alcuni concetti espressi che mi lasciano perplessa. Ne cito solo alcuni cercando di essere il più possibile sintetica e non certo esaustiva, date la vastità e la complessità dell'argomento.

Il primo riguarda la voce del titolo che parla di frammentazione. Ecco, cercando di interpretare il pensiero di Roncaglia, credo si riferisca alla modalità con la quale la rete propone i propri contenuti ma, facendo una comparazione con i testi scolastici passati e attuali, tutti i contenuti sono presentati in forma frammentata. Questa prassi è fisiologica e ricalca la necessità di focalizzare un concetto alla volta che, nel gergo si definisce chunk. E' la modalità con la quale la nostra mente assimila un contenuto nuovo che, con i propri tempi, ha bisogno di ricostruire circuiti neurali e crearne di nuovi, "incorporando" e diffondendo progressivamente le nuove informazioni in una condizione più stabile e duratura nella memoria e nella rielaborazione.
Tutta l'azione didattica è frammentata, da sempre: nei contenuti, nei tempi, nell'organizzazione. Il fatto che la rete proponga, anche in forma multicanale o multimediale i propri contenuti, non è altro che una riproduzione, a mio avviso piuttosto logica, di ciò che si è sempre fatto.
Le distorsioni nella didattica sono, soprattutto per ragioni di tempo, quelle di tagliare interi argomenti. La situazione attuale di un docente che adotta il libro di testo è quella di fare delle scelte, a volte drastiche su una quantità di contenuti proposti che sono abnormi rispetto alle condizioni reali. Il risultato è un apprendimento frazionato, parcellizzato. (Questa io la chiamo didattica del trailer, come ad esempio scegliere solo porzioni di opere letterarie o qualche apparato anatomico, e così via.)

Un'altra perplessità che insorge è quella del concetto di perdita di complessità in virtù di questa frammentazione. A mio avviso, la massima complessità si manifesta nella competenza che si acquisisce attraverso una metodologia che comprende il facile e il difficile, il semplice e il complesso, non sempre e non necessariamente ordinati in progressione. Le nuove metodologie, infatti, come il problem solving o il PBL, non necessariamente partono dagli elementi base, anzi, le problematiche sono poste nella loro complessità e successivamente frazionate in questioni più gestibili.
I libri di scuola, solo per il fatto di essere corpo unico, non danno certezza della complessità. E, a mio avviso, inibiscono il processo innovazione e di organicità didattica. (Questa io la chiamo la didattica "findus" dove si pesca nel "freezer" il prodotto standard di cui non si conosce il processo di produzione. A volte comodo, ma poco soddisfacente.)

Per ultimo, la proposta di riunire le forze editoriali per impostare testi più fruibili, la vedo come un'utopia al pari, se non di più per ragioni commerciali, dell'autopubblicazione con percorsi ragionati e strutturati in forma collaborativa. Almeno, questa seconda opportunità apre la possibilità di mettersi in gioco con professionalità progettuale e realistica a chi spende la propria libertà di insegnamento con scienza e coscienza.

Nel mio ebook "testi scolastici 2.0, ora un po' datato che qui viene citato, parlo di libri "veri" a sostegno della complessità e della organicità della conoscenza. Ce ne sono tanti, adatti ai bambini e agli adolescenti e danno una visione di senso alle conoscenze. La tecnica viene dopo.
Le biblioteche scolastiche, anche digitali, dovrebbero servire ad attingere alla produzione letteraria e saggistica, che insieme alla rete, alla scrittura e riscrittura, a percorsi strutturati, possono favorire processi di apprendimento stabili e non vacui, come invece ci raccontano le statistiche sul grado di scarsa alfabetizzazione del nostro paese, a dimostrazione che i processi finora messi in campo sono, per i più, fallimentari.

domenica 25 marzo 2018

Aua

Aua

My rating: 4 of 5 stars

Il reportage descritto in questo libro risale a cento anni fa. L'antropologo Rasmussen vive a diretto contatto con la popolazione inuit, appena prima che questa abbandoni le proprie tradizioni spirituali per il cristianesimo.
Aua, lo sciamano, gli racconta la "legislazione" funzionale alla caccia agli animali fatta di un intreccio di tabu e tradizioni comportamentali che richiedono memoria e rigore applicativo, perché tutto possa permettere la sopravvivenza della comunità in un ambiente così ostile.

Il ghiaccio, la neve, il freddo, gli spiriti dei morti e degli animali uccisi la fanno da padrona. La rete di norme si fa così complicata che diventa inevitabile trasgredire e trovare così le cause degli insuccessi.
Uno spaccato di umanità che, probabilmente, non esiste più, ma che è realtà dell'altro giorno sul nostro pianeta.

martedì 13 marzo 2018

Felici i felici

Felici i felici

My rating: 2 of 5 stars

Mah!
Difficile dare un giudizio ad un libro che mi ha lasciato poco.
Prima di tutto lo stile della scrittrice non permette una lettura sciolta; un po' per i nomi dei personaggi che sono tanti e non si riescono bene a focalizzare, un po' che i dialoghi sono spesso sostituiti da una forma indiretta ammassata dove si fa fatica a capire chi dice cosa.
Ogni tanto qualche spunto narrativo interessante.
Complessivamente noioso.
Avrei voluto abbandonarlo, ma ultimamente ne scarto molti dopo la soglia del 20%.
Forse sono io a essere poco disposta a rileggere una frase appena finita perché un po' contorta.
Mah!